Tempo di... CARNEVALE

Carnevale.... tempo di.... feste, maschere, carri, dolci..... ma da dove arrivano queste tradizioni?
Prima di tutto, il termine Carnevale deriva dal latino 'carem levare' ovvero levare,nel senso di togliere la carne ed indicava il ricco banchetto che si consumava il giorno prima dell'inizio della Quaresima che, come tradizione cattolica vuole, è momento di digiuno e astinenza. 


Carnevale.... tempo di.... feste, maschere, carri, dolci..... ma da dove arrivano queste tradizioni?
Prima di tutto,
il termine Carnevale deriva dal latino 'carem levare' ovvero levare, nel senso di togliere la carne ed indicava il ricco banchetto che si consumava il giorno prima dell'inizio della Quaresima che, come tradizione cattolica vuole, è momento di digiuno e astinenza. 
Il Carnevale comprende un lasso di tempo variabile tra la Domenica di Settuagesima (70 giorni prima di Pasqua) e il Martedì Grasso, preceduto da Giovedì Grasso, altra giornata di grandi festeggiamenti. 
Il giorno successivo al Martedì è il Mercoledì delle Ceneri cioè l'inizio della Quaresima.

Le MASCHERE e i CARRI e gli SCHERZI
L'origine delle maschere è misteriosa e quindi ancor più interessante, ma sono stati trovati resti antichi che ne danno un'età: l'uomo paleolitico indossava maschere per identificarsi in forze soprannaturali e sperare in un buon raccolto o contro gli spiriti maligni. 
Più tardi, nel VI-V sec. a C. i Greci indossavano maschere per le prime rappresentazioni teatrali ed erano fatte di tela imbevuta di cera d'api, bianche per le donne e nere per gli uomini. Nella loro staticità espressiva, indicavano semplici 'emozioni' come il riso, il pianto, la paura ecc... che gli attori cambiavano nel corso dello spettacolo.
Nonostante il Cristianesimo tentasse di arginare le feste pagane, in alcuni periodi si svolgevano le 'feste da pazzi' per celebrare il Tempio di Saturno, dette i saturnali romani, durante i quali si sconvolgevano le gerarchie sociali e i comportamenti abituali; la gente si mascherava per non essere riconosciuta, lasciandosi andare a comportamenti peccaminosi.
Durante il rigoroso Medioevo le maschere diventano materia dei burattinai, ma si mantengono tra i giullari di corte e giostre e tornei di cavalieri sconosciuti.
Durante il Rinascimento, la Commedia dell'Arte diede ampio spazio a spettacoli messi in scena dai primi attori professionisti, i quali interpretavano personaggi stereotipati, (come il servo, la servetta, il dottore, gli innamorati) attorno ai quali si costruiva una vicenda. Abiti, accessori, trucco o maschera completavano il personaggio. Da qui, nascono i servi Arlecchino e Pulcinella, il Dottor Balanzone, Brighella, Pantalone e tutti gli altri a cui dedicheremo più spazio in un altro momento.
La maschera è tipica nei balli di corte dell'Ottocento, ma è nel 1873 a Viareggio, provincia di Lucca, in Toscana, che nacque la prima parata: ad un gruppo di giovani benestanti venne l'idea di sfilare in carrozza davanti alla popolazione. Da carrozza a carretti allestiti con pesantissime sculture in gesso realizzate da artisti locali nei cantieri navali, poi legno e orchestre ad allietare con la musica e infine i balli. 
Nel 1925 la cartapesta fece la sua comparsa ed era il materiale ideale perché leggera e a basso costo, ancora utilizzata. 
Ad oggi, i carri rappresentano ironicamente fatti di politica e attualità.
A Carnevale ogni scherzo vale... dicono... La tradizione di fare scherzi nasce proprio dal periodo di goliardia e baldoria che è proprio del Carnevale. Beffe, scherzetti, prese in giro e lasciarsi andare, complici anche le maschere, sono leciti in questo particolare momento dell'anno, con i limiti del buon senso. Basti pensare che durante i primi mascheramenti, molti uomini si travestivano da donne pur di entrare nei conventi di suore. Oltre a bandire tali comportamenti, i governanti furono costretti ad emanare leggi che limitassero maschere e scherzi e addirittura a proibire gli accessori come le armi, visto che nella confusione della festa venivano anche regolati vecchi debiti con il sangue.

I CORIANDOLI
Durante questi cortei rumorosi e allegri, venivano lanciati fiori, frutta e confetti.
Spesso la povera gente che osservava le sfilate lanciava di controparte ortaggi andati a male e uova marce...
Vennero poi lanciati arance, granturco, semi di coriandolo coperti da zucchero, mooolto costosi, sostituite poi da palline di gesso, mooolto dolorose.
Nella seconda metà dell'Ottocento, al Sig. Enrico Mangili, proprietario di un'industria tessile, venne l'idea di lanciare dei dischetti di carta sulle sfilate di carri. I dischetti altro non erano che gli scarti delle lettiere per i bachi da seta ed avevano un effetto scenico molto suggestivo e divertente. Venne avviata in seguito la produzione industriale dei pezzetti di carta colorata.

I DOLCI
Carnevale=eccesso, anche a tavola. 
La necessità di preparare dolci veloci da cuocere ed economici per la popolazione che accorreva a vedere i carri, spinse la 'frittura' come miglior metodo e lo zucchero come finitura.
Come li vogliate chiamare, eh si.... perché in ogni Regione italiana hanno un nome diverso, la sfoglia fritta detta chiacchiere nella Roma antica è uno dei principali dolci del Carnevale.
Sono i galani crostoli Veneti, cenci in Toscana, grostoli in Trentino, bugie in Piemonte...
Invece i dolcetti morbidi e tondi sono le fritole in Veneto, cattas in Sardegna, struffoli in Umbria, scorpelle in Molise, friciò in Piemonte. Tipiche con l'impasto arricchito da uvetta o pinoli, mela ecc. o ripiene di crema pasticcera, cioccolato, piccole una tira l'altra o grandi da farci un pranzo. Ce ne sono per tutti i gusti!

Allora, buoni festeggiamenti del Carnevale!

Scritto da: Linda Zuin

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